Continua l’impegno dei Carabinieri della Comando Provinciale di Ancona nel contrasto alle sempre più insidiose truffe telematiche e finanziarie. Al termine di una meticolosa attività d’indagine, i militari della Stazione di Ancona Principale hanno deferito in stato di libertà due persone con l’accusa di truffa aggravata. I fatti risalgono allo scorso aprile, quando un 32enne del posto è rimasto vittima di un sofisticato raggiro. L’uomo è stato contattato telefonicamente da un individuo che, spacciandosi abilmente per un dipendente del suo istituto di credito, è riuscito a carpirne la fiducia inducendolo a comunicare i codici personali di accesso all’area di home banking.
Entrato in possesso delle credenziali, il truffatore ha immediatamente prosciugato parte dei risparmi della vittima, disponendo un bonifico illecito di ben 43.000 euro verso un conto corrente, risultato poi essere nella disponibilità di una sua complice. La tempestiva attivazione della macchina investigativa dell’Arma ha fatto la differenza. Grazie a rapidi e approfonditi accertamenti, i Carabinieri di Ancona sono riusciti a tracciare il flusso del denaro sottratto, identificando con precisione i due presunti responsabili, entrambi residenti fuori regione: un 42enne, già noto alle forze di polizia, autore materiale della telefonata ingannevole e una 30enne, incensurata, intestataria del conto corrente su cui erano stati fatti confluire i fondi.
Il solido quadro indiziario raccolto dai militari ha permesso all’Autorità Giudiziaria di intervenire in modo incisivo, infatti, il G.I.P. del Tribunale di Ancona ha emesso un decreto di sequestro preventivo che i Carabinieri hanno prontamente eseguito, riuscendo a “congelare” e recuperare la somma di 15.000 euro ancora giacente sul conto della donna indagata. La brillante operazione dei Carabinieri ha consentito di assicurare alla giustizia i responsabili di questo odioso reato predatorio digitale sempre più diffuso e di recuperare parzialmente la somma illecitamente sottratta.
Si precisa che le persone denunciate sono da considerarsi come sottoposte ad indagini e pertanto presunte innocenti sino a sentenza definitiva di condanna.


