Uno scatolone lasciato davanti al portone del Museo delle Scienze dell’Università di Camerino e, dentro, la pelle di una tigre con la testa, in parte danneggiata e segnata dal tempo. Insieme ai resti, una lettera scritta come se a parlare fosse l’animale stesso. Il reperto, appartenente a una specie protetta dalla Convenzione di Washington, è stato sequestrato dal Nucleo Carabinieri Forestale di Camerino, che ha informato l’Autorità giudiziaria e avviato gli accertamenti per risalire alla provenienza della pelle e a chi l’ha abbandonata.
A dare l’allarme è stato il responsabile del museo, che si è rivolto prima al Nucleo Carabinieri CITES di Fermo, vista la rigida normativa (legge 150/1992) che regola detenzione, commercio e movimentazione delle specie tutelate e delle loro parti, e poi ai Forestali di Camerino. Del caso è stato informato anche il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, a cui spetterà decidere la destinazione del reperto e l’iter della custodia giudiziaria. Non è escluso che la pelle venga conservata nel laboratorio di Paleontologia del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Ateneo, in uno spazio a disposizione del museo.

Il dettaglio più curioso è proprio la lettera, firmata “Tiger”, che lascia intuire un forte legame affettivo di chi custodiva l’animale. “Ciao, vengo da lontano, ma da tanti anni sto qui a Camerino. Non sono stata rubata, ma acquistata in un periodo in cui non c’erano leggi che mi tutelavano”, si legge. La tigre sarebbe rimasta per anni in un’abitazione, ammirata da molti, prima di finire dimenticata in una cantina: “Sono uscita fuori per caso durante un trasloco. Il mio posto è qui a Camerino. Voglio rimanere qui dove sono sempre stata”.

Il messaggio non nasconde la sorte dell’animale, “Sono stata uccisa per essere ammirata”, e chiede a chi lo avrebbe trovato di non lasciarlo di nuovo chiuso e dimenticato, né di farlo finire sul mercato illegale: “Nonostante la mia atroce fine, voglio continuare ad essere ammirata, perché sono bella, fiera e soprattutto vera”. L’ultima richiesta è di essere portata in un museo della città e di far conoscere la propria storia attraverso un giornale locale: “Per favore ascoltatemi e almeno ora rispettate me e le mie volontà”.
I Carabinieri Forestali ricordano che detenere animali o piante in via di estinzione, o parti di essi, in violazione della normativa CITES è un reato punito con l’arresto da sei mesi a due anni e con un’ammenda da 15mila a 150mila euro, oltre a rappresentare una grave minaccia per la biodiversità.

