Dal Kuwait, dove vive e lavora da diversi anni come referente di una società petrolifera, Lorenzo D’Angelo racconta in prima persona i giorni di tensione seguiti al lancio di droni e missili da parte dell’Iran contro il paese del Golfo, in gran parte neutralizzati dai sistemi di difesa. Un episodio che ha riportato l’attenzione internazionale su una regione da sempre delicata, ma che — spiega — viene spesso raccontata in Italia con toni più allarmistici di quanto si percepisca realmente sul posto.
Nell’intervista D’Angelo descrive la situazione attuale in Kuwait, la reazione delle autorità e il clima tra la popolazione e la componente straniera.
Il racconto si intreccia, però, anche con la dimensione personale. La sua famiglia vive a Porto Recanati e in questo momento, a causa delle tensioni e delle difficoltà nei collegamenti, rientrare in Italia è più complicato del solito. Una distanza che, in realtà, ha sempre accompagnato la sua carriera internazionale.
D’Angelo parla con riconoscenza della moglie, che definisce “una donna eccezionale”, capace negli anni di sostenerlo e di permettergli di seguire il suo percorso professionale anche quando questo significava lunghi periodi lontano da casa. Un sacrificio condiviso che ha coinvolto anche la loro figlia, cresciuta con l’abitudine di avere il padre spesso impegnato all’estero.
Tra cronaca internazionale e racconto umano, l’intervista offre così uno sguardo diretto su cosa significhi vivere e lavorare nel Golfo in un momento di tensione, ma anche in un paese che lui loda per il grado di sicurezza che assicura e la qualità delle persone e della vita.


