Aperto il cantiere per il recupero della chiesa di San Leopardo a Recanati con la benedizione dei lavori del vescovo di Macerata Nazzareno Marconi. Alla cerimonia hanno preso parte il Commissario straordinario per la ricostruzione Guido Castelli, il sindaco Emanuele Pepa e la contessa Olimpia Leopardi. Presente anche il Soprintendente responsabile della tutela e della valorizzazione per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, arch. Giovanni Issini.
Il lavori sono iniziati a seguito delle ordinanze n. 105/2020 e 132/2022, oltre che del decreto n. 449 approvato a maggio dalla Struttura commissariale, il quale ha previsto un finanziamento complessivo di 935.858,81 euro per il miglioramento sismico della chiesa.
«L’avvio del cantiere della chiesa di San Leopardo rappresenta un altro passo concreto nel percorso di ricostruzione e rinascita del nostro territorio – ha affermato il commissario straordinario Guido Castelli –. Come sempre, nel nostro lavoro di ricostruzione poniamo grande attenzione alla sicurezza dei luoghi di culto, ferite profonde lasciate dal sisma in un patrimonio che appartiene all’identità delle nostre comunità. Anche San Leopardo porta i segni di un danno importante, e oggi possiamo finalmente intervenire per restituirla intera al territorio. Ringrazio la Diocesi di Macerata, il vescovo Nazzareno Marconi, il sindaco Emanuele Pepa, la contessa Olimpia Leopardi e il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, per la collaborazione e la condivisione di un obiettivo comune: restituire alla comunità un luogo che custodisce fede, storia, identità e bellezza. San Leopardo è un simbolo che intreccia la memoria della famiglia Leopardi con quella di Recanati, borgo natio di Giacomo Leopardi, Poeta dell’Infinito, patrimonio universale della nostra cultura – ha continuato –, ricostruire significa anche conservare la memoria e la bellezza dei nostri territori, proteggendo un patrimonio storico e artistico che appartiene a tutti e consegnandolo, più sicuro, alle future generazioni».
Soggetto attuatore sarà la Diocesi di Macerata, proprietaria dell’importante luogo di culto che rappresenta il profondo legame tra la famiglia Leopardi e la città di Recanati. «La Curia Arcivescovile di Macerata esprime viva soddisfazione per l’avvio dei lavori – ha detto il vescovo Marconi, accompagnato dal parroco, padre Mario Capitanio –, si tratta di un luogo di culto particolarmente significativo per la storia religiosa e culturale del territorio, dedicato a San Leopardo, venerato come primo vescovo di Osimo, l’antica città romana poco distante da Recanati, vissuto probabilmente nel IV secolo. Al santo è dedicata anche la splendida Cattedrale di San Leopardo, uno dei più importanti esempi di architettura protoromanica delle Marche. Secondo una consolidata tradizione storica – ha aggiunto mons. Marconi –, proprio dal culto di San Leopardo deriverebbe inoltre il cognome della famiglia Leopardi. Il recupero dell’edificio rappresenta pertanto non solo un importante intervento di ricostruzione post-sisma, ma anche la restituzione alla comunità di una preziosa testimonianza di fede, storia e identità culturale del territorio».
Parole riprese dal sindaco di Recanati Emanuele Pepa: «Questa chiesa rappresenta un luogo simbolo della fede dei recanatesi e al tempo stesso un luogo che identifica in modo emblematico la nostra comunità e il nostro territorio – ha evidenziato –, qui sono presenti le nostre radici storiche e culturali, grazie alla famiglia Leopardi: il suo recupero rappresentava uno degli obiettivi significati del nostro mandato e per questo siamo grati alla Struttura commissariale, alla Diocesi e a quanti lavoreranno per restituire il prima possibile questo luogo di culto e memoria ai cittadini, ai fedeli e a tutti i visitatori».
Nel dettaglio, gli stessi lavori consisteranno nella riparazione dei danni strutturali prodotti terremoto del 2016 e nella messa in sicurezza degli apparati decorativi. Gli interventi sono stati progettati dall’arch. Paolo Canullo con la collaborazione dell’arch. Luca Anconetani (per le consulenze specialistiche), dell’ing. Lucia Pirchio (per la progettazione strutturale), dell’ing. Emanuele Enrici Gelosi (progettazione impiantistica), dell’arch. Stefano Anconetani (coordinamento della sicurezza), del geol. Mirko Patrizietti (indagini geologiche) e il coordinamento dell’Ufficio Sisma della Diocesi di Macerata. Gli stessi saranno eseguiti dall’ATI Impresa Edile Paolini s.r.l. – Systab s.r.l. – Boing s.r.l, con il termine previsto per il 29 giugno 2028.
Il cantiere, non a caso, ha preso avvio all’indomani del 228° anniversario della nascita dell’illustre Poeta dell’Infinito (29 giugno 1798 – 29 giugno 2026), a testimonianza della volontà della Diocesi di Macerata di recuperare uno dei luoghi leopardiani più significativi. «Sono molto felice che finalmente si metta mano alla ricostruzione di questa chiesa che tanto significato ha per la mia famiglia e per me, che ci ho anche fatto la Prima comunione – ha sottolineato la contessa Olimpia Leopardi, discendente del Poeta –, è per noi un importante momento anche dal punto di vista simbolico che mi auguro fortemente farà da traino al recupero totale di questa parte di campagna tanto cara a Giacomo e da lui sempre ricordata nella sua opera».
Progettata, nella configurazione attuale, dal celebre architetto della Roma post-unitaria, Gaetano Koch, dove tra le altre cose fu autore del Palazzo della Banca d’Italia e dell’Esedra di Piazza della Repubblica, custodisce nella cripta le sepolture della Famiglia Leopardi. Gli affreschi che adornano il catino absidale, così come la lunetta del portale di ingresso, sono opera del pittore Biagio Biagetti, poi direttore della Pinacoteca Vaticana, che vi lavorò all’inizio del XX secolo.
«L’avvio dei lavori di restauro della Chiesa di San Leopardo rappresenta un importante segnale per la tutela e la valorizzazione del patrimonio architettonico e artistico di Recanati – ha concluso il Soprintendente Issini –, la chiesa, insieme alla vicina villa e al paesaggio rurale affacciato sul fiume Potenza, merita di essere integrata nel percorso dei luoghi leopardiani, arricchendolo di nuovi contenuti e offrendo nuove occasioni di conoscenza».


