Doveva rappresentare il futuro della mobilità urbana: silenziosa, ecologica e tecnologicamente all’avanguardia. Dieci anni dopo, però, la storia della Nissan Leaf della Polizia locale di Recanati si conclude con un carro attrezzi, un accordo transattivo e la rottamazione.
La giunta comunale ha infatti approvato l’intesa con Nissan Italia che mette definitivamente la parola fine alla vicenda dell’auto elettrica acquistata nel maggio 2016 (Giunta Fiordomo) per circa 22mila euro e destinata ai servizi della Polizia locale. In cambio del veicolo, ormai inutilizzabile, la casa automobilistica riconoscerà al Comune 9mila euro, si farà carico del passaggio di proprietà e delle spese di demolizione attraverso una procedura di buy back.
Una conclusione quasi inevitabile per un mezzo fermo ormai da anni. Prima il guasto al pacco batterie, riparato con un intervento costato al Comune oltre 5mila euro. Poi, a distanza di poco tempo dalla riconsegna, un nuovo blocco, questa volta senza possibilità di ritorno. L’auto è rientrata in officina e non ne è più uscita.
Gli accertamenti tecnici hanno confermato il verdetto: il pacco batterie è irrimediabilmente danneggiato e il ricambio non è più disponibile. Anche qualora fosse reperibile, spiegano gli uffici comunali nella delibera, il costo della sostituzione sarebbe ormai del tutto sproporzionato rispetto al valore residuo del veicolo.
Nel 2016 la Leaf era una delle prime auto completamente elettriche in dotazione a una Polizia locale nelle Marche. Con i suoi circa 200 chilometri di autonomia rappresentava una piccola scommessa sul futuro e un segnale concreto di attenzione all’ambiente. Oggi, invece, racconta quanto fosse ancora pionieristica la prima generazione delle auto elettriche, quando batterie, ricambi e assistenza erano ben lontani dagli standard attuali.
Palazzo comunale sottolinea inoltre come la proposta economica di Nissan sia addirittura superiore all’attuale valore di mercato del mezzo, ormai non marciante. Accettare i 9mila euro, evitando una causa dagli esiti incerti e ulteriori spese legali, è stata quindi ritenuta la scelta più conveniente.
Si chiude così la parabola dell’auto che avrebbe dovuto rivoluzionare il pattugliamento del centro storico. Dieci anni fa era il simbolo del futuro, oggi resta soprattutto il conto economico dell’operazione: 22mila euro per l’acquisto, oltre 5mila per una riparazione delle batterie e un recupero finale di 9mila euro. Un bilancio che difficilmente farà scuola nei manuali della buona amministrazione.


