È stato condannato a due anni e 26 giorni di reclusione il tunisino di 21 anni accusato di aver rapinato, insieme a un connazionale coetaneo, uno studente recanatese a Reggio Emilia. La sentenza è stata pronunciata dal giudice Andrea Rat al termine del rito abbreviato scelto dall’imputato, difeso dall’avvocato Rossella Zagni. Il pubblico ministero Piera Giannusa aveva chiesto una pena di due anni, due mesi e 20 giorni. L’altro imputato affronterà invece il processo con rito ordinario.
I fatti risalgono alla notte tra il 23 e il 24 marzo 2024. La vittima, Nicola Bartoli, studente di Recanati oggi 24enne, era appena arrivata alla stazione ferroviaria di Reggio Emilia quando venne avvicinata da due giovani stranieri. Dopo averlo costretto ad acquistare sigarette a un distributore automatico, i due lo raggiunsero nuovamente e, secondo il racconto del ragazzo, lo minacciarono con un coltello intimandogli: «Se urli, ti buco».
Per circa mezz’ora il giovane fu costretto a girare per la città alla ricerca di sportelli bancomat dai quali vennero prelevati complessivamente circa 500 euro. «Mi minacciavano di continuo. Non ho trovato nessuno a cui chiedere aiuto», aveva raccontato Bartoli in un’intervista rilasciata a fine marzo 2025.
Le indagini della Squadra Mobile di Reggio Emilia, supportate dalle immagini della videosorveglianza e dal riconoscimento effettuato dalla vittima, portarono in breve tempo all’identificazione dei due presunti responsabili. Il 21enne venne fermato il giorno successivo ai fatti, mentre il complice fu rintracciato nei giorni seguenti.
Nel corso dell’udienza, la difesa ha chiesto l’esclusione di alcune aggravanti, tra cui l’uso dell’arma e la minorata difesa. Secondo l’avvocato Zagni, infatti, dalle immagini disponibili non emergerebbe chiaramente la presenza del coltello e il giovane fu trovato ancora con gli stessi vestiti indossati durante la rapina, ma senza alcuna arma.
Il giudice ha riconosciuto all’imputato le attenuanti generiche e la particolare tenuità del danno economico provocato. Il giovane, che si trova agli arresti domiciliari e ha già risarcito la vittima per la somma sottratta, ha espresso le proprie scuse in aula, spiegando di aver attraversato all’epoca dei fatti «un momento difficile”.


