La donazione di nove opere in ceramica al Comune di Recanati va ben oltre un semplice atto formale: rappresenta il compimento, ma anche una nuova apertura, di un percorso artistico lungo una vita. La Giunta ha accolto la volontà del maestro ceramista Alberto Cecchini di affidare alla città una parte significativa della sua produzione, destinata a essere esposta al Museo di Villa Colloredo Mels.
Con questo gesto, nove opere escono dalla dimensione privata per entrare a far parte del patrimonio collettivo, diventando memoria condivisa. Cecchini, oggi novantenne, è profondamente legato al rione Castelnuovo, dove è nato e cresciuto e dove le sue creazioni sono già parte integrante del tessuto urbano. Nella chiesa di Sant’Ubaldo si trovano il Crocifisso, l’Altare e il Tabernacolo da lui realizzati, mentre alcune abitazioni del quartiere conservano immagini mariane firmate dall’artista.
Ancora oggi continua a lavorare nel suo laboratorio di via Giovanni XXIII, un luogo raccolto dove il tempo sembra rallentare tra colori, tele e argilla. Qui affonda le radici una storia iniziata in una famiglia semplice: padre calzolaio e madre instancabile. Per anni impiegato alla ditta Ottaviani, Cecchini ha coltivato la sua passione artistica nel tempo libero, sperimentando tecniche, costruendo un forno e collaborando con altri artigiani. Da questo impegno costante sono nate centinaia di opere – tra dipinti, sculture e ceramiche – che nel tempo hanno superato i confini locali, partecipando a mostre e ottenendo riconoscimenti.
La sua arte non nasce dall’osservazione diretta, ma da immagini interiori, ricordi e suggestioni che si trasformano in forme essenziali. Proprio per questo, la donazione assume un significato ancora più profondo: non un traguardo definitivo, ma una trasmissione. Le opere, accolte al Museo di Villa Colloredo Mels, continueranno a vivere nel dialogo con il pubblico, mantenendo saldo il legame tra l’artista e la sua comunità.
E mentre la città si prepara ad accoglierle, Cecchini resta nel silenzio del suo laboratorio, fedele a una necessità che lo accompagna da sempre: «Non posso stare senza fare niente». In queste parole si racchiude il senso più autentico della sua esistenza, dove creare è un gesto quotidiano, vitale, inevitabile.


