
Commento di Deborah Fait
E’ necessario riprendere la notizia pubblicata l’altro giorno da https://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=188&sez=120&id=103530, a sua volta ripresa da Bet Magazine, perchè mi sono resa conto che, ad oggi, la gravità di quanto accaduto a Varallo non ha provocato molte reazioni, anzi direi che non ne ha parlato quasi nessuno. Come nessuno ha accennato al ragazzo ebreo romano picchiato su un autobus a Roma perhè portava la kippà. Era solo un ebreo!
Ma ecco il fatto ignobile accaduto a Varallo Valsesia:
Settanta famiglie israeliane si sono trasferite tempo fa in un piccolo comune piemontese dopo i massacri del 7 ottobre.
Settanta famiglie. 130 persone in tutto.
Non un esercito. Non una lobby internazionale. Non un gruppo di migranti criminali e nullafacenti. Non degli di stranieri che arrivano a spese degli italiani per sfruttali.
No, famiglie normali e benestanti, padri, madri, bambini che hanno trascorso mesi tra sirene, missili, rifugi e guerra e che a un certo punto hanno deciso di portare i loro figli lontano dal terrore e dal pericolo di morte.
Eppure basta pronunciare la parola “israeliani” perché il riflesso condizionato di una certa opinione pubblica di sinistra si metta immediatamente in moto. Ed ecco che il sindaco di Varallo Valsesia riceve una lettera oscena accompagnata da una pallottola e dalle parole “non vogliamo macellai nazi-sionisti”. Parole indecenti degne di chi le ha scritte!
Se fossero arrivati da qualsiasi altra guerra, avremmo già letto paginate di commozione, di bambini traumatizzati, madri impaurite, disegni grondanti lacrime. Ricordate le centinaia di ragazzi palestinesi, definiti studenti, accolti circa un anno fa da un ministro Tajani commosso fino alle lacrime? Nessuno ha protestato. Chi li mantiene? Noi italiani. Eppure va bene così anche se sfruttano il paese che li ha accolti come fanno milioni di altri migranti.
Le 70 famiglie israeliane non sono composte da “migranti”, sono ospiti paganti che hanno portato benessere e vita.
Immaginiamo per un momento che al posto di famiglie israeliane fossero arrivate famiglie di qualsiasi altra nazionalità in fuga da un conflitto.
Le televisioni parlerebbero di solidarietà.
I giornali racconterebbero le storie emozionanti dei bambini.
Le istituzioni organizzerebbero incontri pubblici.
Chi protestasse verrebbe immediatamente accusato di xenofobia.
Ma gli israeliani no. Per gli israeliani il diritto alla paura sembra non esistere.
La fuga dalla guerra diventa una colpa.
Dal 7 ottobre gli israeliani hanno scoperto una verità amara: il mondo riconosce il trauma a tutti i sopravvissuti alle guerre, tranne che a loro. A loro è riservato solo odio. E’ l’unico caso al mondo di vittime negate, odiate, dileggiate, disprezzate. Perché? Semplice, sono vittime ebree, israeliane quindi non hanno diritto alla solidarietà. L’odio millenario risorge dalle tenebre dove era nascosto.
Se un bambino passa le notti nei rifugi a Sderot o a Haifa, qualcuno troverà sempre il modo di spiegargli che la sua sofferenza è meno importante e che gli sta bene perché è “un colono”.
Se una famiglia decide di trasferirsi temporaneamente in Italia per dare ai figli qualche mese di normalità, ecco comparire sospetti, diffidenze, accuse e domande che non verrebbero rivolte a nessun altro al mondo. La parola d’ordine è “Non vi vogliamo, ebrei”
Varallo Valsesia, accogliendo queste famiglie, ha offerto una lezione di civiltà e di intelligenza che molti italiani, politici, giornalisti, opinionisti pervasi da odio contro Israele, dovrebbero imparare.
A Varallo le scuole hanno accolto i bambini israeliani aumentando così la popolazione scolastica.
I negozi sono tornati a vivere perché c’è chi compra in un paese che stava svuotandosi di abitanti, che torna alla vita vera con famiglie che fanno acquisti. Finalmente voci giovani, giochi di bambini, speranza di futuro.
Dovrebbe essere una storia umana, una bella storia di inclusione. Invece questa parola di cui la sinistra si riempie la bocca vale solo per chi arriva in Italia per delinquere, rubare, ammazzare, stuprare. Non vale per gente civile, benestante, colta ma ebrea. Questo è l’anatema, la parola ebreo! Se poi è un ebreo israeliano peggio ancora.
Esistono rifugiati degni di compassione e rifugiati che devono quasi chiedere scusa di avere paura.
Esistono bambini che meritano solidarietà e bambini che devono prima superare un esame ideologico ed essere minacciati nei luoghi dove credevano di poter vivere senza paura.
Settanta famiglie hanno sperato di trovare tranquillità in un paese piemontese, in Italia, non in un paese islamico. Eppure non li vogliono e minacciano anche il sindaco che li ha accolti.
Perché qualcuno dovrebbe considerare un problema la loro presenza?
Non esiste un motivo. Sono famiglie, 130 persone pacifiche, normali.
Eppure c’è chi grida all’invasione, addirittura alla colonizzazione! Se non fosse drammatico sarebbe ridicolo.
E’ tremendamente triste rendersi conto che in un paese come l’Italia esiste chi pensa perché “quelli là” non stanno sotto i missili, perché non muoiono invece di venire a disturbare la coscienza degli attivisti occidentali dell’ANPI, della sinistra italiana, dei propal?
L’Italia dovrebbe ricordare una lezione molto semplice: i diritti umani non dipendono dal passaporto.
Chi minaccia queste persone non sta difendendo la pace, sta soltanto esportando odio e violenza contro un piccolo gruppo di persone innocente e pacifico.
Un Paese civile non dovrebbe chiedere a settanta famiglie di andarsene. Dovrebbe invece chiedere agli odiatori di abbassare i toni. Qualcuno pensa che questo accadrà? No, nessuno ne parla, nessuno difende queste persone né il sindaco che li ha accolti. La civiltà italiana è andata all’ammasso, oggi difende i criminali, non le brave persone, oggi accoglie migliaia di delinquenti, di terroristi e caccia chi ha legalmente acquistato o affittito case per poter vivere un periodo di tranquillità. Caccia chi ha portato benessere e voglia di vivere.
Perché? Semplice, SONO EBREI, SONO ISRAELIANI, NON LI VOGLIONO! Si tratta, dunque, di ignobile, disgustoso disumano razzismo.
Che strano però, non mi viene da pensare “poveri ebrei” perché il popolo ebraico ha una forza morale incredibile, penso invece: “povera, povera Italia, ridotta così male da una sinistra razzista e antisemita”. Un’Italia che permette a dei soggetti infami di definire “macellai nazi-sionisti” cittadini israeliani onesti, vittime innocenti dell’odio islamico, non è la mia Italia. E’ un paese altro, è la “serva Italia” di Dante Alighieri.

